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Michel Huglo († 13-5-2012)

hugloIl 13 maggio 2012 si è spento nel Maryland Michel Huglo, fra i massimi esperti di musicologia medievale.

Michel Huglo, nato nel 1921, è conosciuto per i suoi più di 200 articoli sulla storia del manoscritto, sul canto gregoriano, sulla musica e sulla teoria musicale medievale e sugli antichi organa. Dopo aver studiato filosofia e teologia presso l'Abbazia di Saint-Pierre a Solesmes (dal 1941 al 1947) è stato incaricato presso l'Atelier della Paléographie musicale (1949-60), dove ha curato l'edizione del Graduel Romain, vol. 2: Les sources.

Come ricercatore persso il CNRS (Centre national de la Recherche Scientifique) nel 1962, poi Directeur de recherche nel 1972, ha viaggiato a lungo per esaminare antichi manoscritti; nel 1976 ha fondato la Sezione di Musicologia presso l'Institut de recherche et d'histoire des textes (IRHT) di Parigi. Ha insegnato Paleografia della musica medievale presso la École pratique des Hautes Etudes (Paris IV Sorbonne) dal 1973 al 1986, e Testi latini medievali nel dipartimento di Musicologia dell'Université libre di Bruxelles 1974-1987. Gli incarichi successivi lo hanno visto Visiting Professor presso l'Università di Vienna (Spring 1990), Mellon Visiting Professor presso l'Istituto per gli Studi Storici della Princeton University (1990-91), e Visiting Professor presso la New York University (primavera 1993). Nel 1987 ha ricevuto la medaglia d'argento per la ricerca nel CNRS.
Come specialista nella paleografia della musica medievale, si è concentrato sulle fonti della monodia medievale, antichi organa e teoria musicale. I suoi inventari di processionali e di teoria della musica medievale  contano circa 1500 fonti (RISM B XIV 1-2; RISM B III 3 con C. Meyer, RISM B III 4 con N. Phillips).
Bibliografia (1949-1992) in W. Arlt / G. Björkvall, Recherches nouvelles sur les tropes liturgiques (Stoccolma 1993), 449-62. Bibliografie sommarie si trovano nel New Grove Dictionary e nella nuova MGG (Musik in Geschichte und Gegenwart). 80 articoli sono stati ristampati in quattro volumi di Variorum Reprints dalla casa editrice Ashgate nel 2004 e 2005.

  


 

"Era uno de los grandes por su saber, por su generosidad y por su trayectoria. Como alguien le definió una vez, era una "bibliographie vivant" que compartía siempre con todos" (J. C. Asensio)

 


 

"La nutrita bibliografia di Michel Huglo dà una visione parziale della sua attività e del suo impegno culturale. Dagli articoli pubblicati nella Revue Grégorienne e dalle brevi schede in Scriptorium a opere poderose che traboccano di dati (come il volume sui Tonari), è tutta una massa di informazioni che sono contestualizzate e rielaborate in una impressionante visione di sintesi. Basta prendere i due tomi del catalogo dei Processionali e scorrere le fitte pagine dedicate all’analisi dei contenuti di centinaia di manoscritti e ritornare, infine, alle pagine iniziali dell’introduzione: una panoramica chiara ed esaustiva che solo un paziente e meticoloso lavoro “certosino” aveva reso possibile.

La sua formazione umanistica era stata integrata con un’esperienza spirituale segnata hugloprofondamente dalla vita liturgica dell’abbazia di Solesmes. Là era stato monaco alla scuola di quanti avevano creato la comunità e continuavano a fornirle la linfa vitale per fiorire nel tempo: dagli abati Guéranger e Delatte ai pilastri dell’impegno gregoriano con Pothier e Mocquerau, dai pionieri della statura di Beyssac, ai compagni di ricerca come Froger e Hourlier, ai tanti monaci che per decenni hanno lavorato ai tableaux della Paléo. Una vita monastica segnata dall’ora et labora che ha lasciato una nostalgia viva ancora dopo anni. Quando c’incontrammo a Bari nel 1979, Michel e la moglie erano affascinati dai lampioni che s’innalzavano lungo le autostrade meridionali. “Durante il viaggio, mi dissero, siamo stati accompagnati da migliaia di monaci in preghiera. Non hai visto i lampioni ai bordi della carreggiata? Sono inchinati leggermente nell’atteggiamento di chi sta cantando la dossologia alla fine dei salmi. Il viaggio è tutta una lode a Dio, un momento liturgico...”.

Avevo conosciuto Michel all’inizio degli anni ’60, mentre studiavo a Erlangen con Bruno Stäblein. Quello che mi colpì allora era il rispetto che nutrivano uno per l’altro, un’amicizia che le profonde divergenze in campo scientifico non riuscirono a incrinare. Situazione ben diversa da quella che ho dovuto constatare in seguito. In molti ambienti non si accetta né dialogo né opinioni opposte alla propria, tanto che tali opinioni sono considerate vere e proprie offese, delitti di lesa maestà. Tutto a scapito della ricerca e dello studio che esigono collaborazione e arricchimento vicendevole, anche grazie alle divergenze di sensibilità e di convinzioni personali.

Altro tratto proprio di Michel è stata la sua completa disponibilità verso chiunque si rivolgeva a lui per avere informazioni e chiarimenti. Conoscenti e ignoti, colleghi e giovani alle prime armi ricevevano sempre una risposta che spesso offriva molto più di quanto richiesto. Non era geloso del proprio lavoro, ma metteva a disposizione quanto sapeva e aveva raccolto in anni di intenso impegno intellettuale.

La scomparsa di Michel segna la fine di un’epoca gloriosa nella storia del canto gregoriano solesmense: in particolare l’esperienza liturgica che l’abbazia condivide con tanti ospiti, l’attività di ricerca di cui una parte esigua è testimoniata dalle incisioni discografiche, dai volumi della Paléographie Musicale e dalle varie edizioni liturgiche, ufficiali e private, che hanno permesso la diffusione del canto nella vita liturgica della Chiesa in tutto il XX secolo.

Nel frequentare l’abbazia, a partire dalla fine degli anni ’60, sono rimasto sorpreso dal vedere pochi monaci al lavoro nell’atélier: Claire, Combe, Froger, Hourlier, Le Roux... Cardine all’epoca era a Roma. Meravigliato di non trovare dei giovani, ne chiesi il motivo all’abate Prou. “Che vuole? Il canto gregoriano è stato la gloria di Solesmes, ma anche la sua rovina. Ogni generazione ha sofferto tensioni e lacerazioni con esiti talora assai dolorosi. Sì, il gregoriano può essere anche la rovina della comunità. Per questo motivo non chiederò mai a un giovane monaco di occuparsene. Se qualcuno desidererà farlo, dovrò vagliare attentamente i pro e contro ...”. Sarebbe illuminante ripercorrere la storia delle grandi comunità monastiche per comprendere i dinamismi che sono fonte di divisioni, come mai innovazioni positive possono avere esiti negativi e catastrofici. Un esempio chiaro, con espliciti riferimenti al canto e alla liturgia, terreno estremamente sensibile, è dato da Guido d’Arezzo con le sue nuove idee. Pietra miliare nella storia della musica, esse hanno scombussolato la comunità di Pomposa costringendolo a lasciarla...

mhA partire dalla coppia Pothier/Mocquereau anche a Solesmes sono emerse continue spaccature. Nel caso specifico, la soluzione è stato il passaggio di Pothier a Saint-Wandrille. Così vari monaci hanno lasciato la comunità: Beyssac a Parigi, Hesbert e altri in nuove comunità. Il conflitto sotterraneo tra Gajard e Cardine si è risolto diplomaticamente con l’andata a Roma del secondo. Fatto assai rilevante perchè ha permesso a p. Eugenio di diffondere la tradizione rinnovata di Solesmes in tutto il mondo monastico grazie ai corsi tenuti al Pontificio Istituto di Musica Sacra e a Sant’Anselmo. Mentre Solesmes continuava a chiudersi su se stessa con scelte “politiche” assai discutibili sul piano scientifico e sociale (nella sua tesi Stephan Bier ha messo in luce alcuni momenti di tensione tra i monaci e la signora Ward, benefattrice della comunità che ha dovuto pagare un alto prezzo e rinunciare, praticamente, alla propria libertà!).

Qualche anno fa ha contrariato assai Michel l’impossibilità di pubblicare in Francia una breve nota su un episodio che ero venuto a conoscere anch’io dal diretto interessato, Karl Gustav Fellerer, mio maestro a Colonia. Michel è però riuscito a scrivere una breve nota che è uscita in Italia. Durante la guerra alcuni ufficiali tedeschi avevano occupato l’abbazia e avevano deciso di confiscare e trasportare in Germania tutto il materiale della Paléo, manoscritti, fotografie, trascrizioni. Prima di caricare tutto sui camion, saputo che c’era un musicologo tra i soldati, chiesero a Fellerer un giudizio. Allievo di Peter Wagner e grande conoscitore del gregoriano, il soldato sfogliò carte, esaminò fotografie e altro. Poi disse semplicemente che era tutto materiale senza nessuna importanza e che non valeva la pena trasportarlo in Germania. Tutto rimase al suo posto.

Anche a conoscenza di questo episodio, Mons. Johannes Overath, mentre era preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra, chiese al p. abate Prou se non fosse opportuno depositare a Roma una copia del materiale di studio della Paléo. La risposta fu categorica e negativa. “Mai!”. Così il lavoro di tanti monaci può essere consultato solo in sede. Il che limita la sua fruizione, non facilita lo studio del canto gregoriano. Senza parlare che talora proprio il materiale custodito con gelosia è saccheggiato in modo spudorato. È una questione morale, la condivisione del proprio lavoro con altri, condivisione che Michel ha vissuto con generosità. Fosse anche soltanto per questo aspetto, egli rimane un maestro indimenticabile, un testimone di come ci si dovrebbe muovere nel campo della ricerca a lode di D-i-o e per il bene comune." (Giacomo Baroffio)


Fra i titoli più significativi della bibliografia di Michel Huglo si segnalano:
 
  • La Theorie de la Musique Antique et Medievale (2005)
  • Chant Gregorien et Musique Medievale (2005)
  • Les Anciens Repertoires de Plainchant (2005)
  • Les Sources Du Plain-chant Et De La Musique Medieval (2004)
  • Les Manuscrits Du Processionnal (1999)
  • Livres de Chant Liturgique (1988)

 

 




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